
E alla fine anche stavolta non ho comprato il miele
1m e 30s di lettura
Non so bene come sia successo, ma mi sono trovato nuovamente in un periodo di attesa. So che le cose succedono, so cosa sta per succedere, so cosa è successo e, cristoddio, non volevo succedesse, sebbene sapessi che prima o poi sarebbe successo.
Non hai idea di quante cose possano accumularsi in un posto finché non ti rendi conto che potresti doverle spostare da lì.
Sono cambiato. Ho capito che le cose sono solo cose.
Il me di 10 anni fa, ma pure quello di 7 anni fa a dire il vero, non mi riconoscerebbe. Ero quello che sceglieva il SUV nuovo perché l’auto era “vecchia”, quello che voleva una casa grande, sempre più grande. Compravo e volevo comprare non per bisogno, ma per dopamina.
Adesso so che quel che mi serve davvero può stare in uno zaino.
Il problema è più che altro riuscire a spiegare al mio io interiore, quello ancora un po’ attaccato a cose e ricordi, che possiamo lasciare andare e andrà bene così.
Lasciare andare. Come il libro che sto leggendo di Mel Robbins. Che poi, alla fine, mi trovo sempre a leggere libri che sembrano più dei manuali che altro.
Dovro trovare la forza di liberare tutto. Sto diventando quel tipo di persona che non vuole far foto per non ricordare. Tutto finisce. Persino il mio bellissimo meraviglioso adorabile e unico cane, la mia bambina sempre felice, anche lei un giorno non poi così lontano non ci sarà più e sarà un corpo da spostare, rimuovere, lasciare andare.
Quanto costa, che prezzo assurdo hanno i ricordi.
Mi sono trovato temporaneamente a vivere una vita che sarebbe potuta essere la mia, se non me ne fossi andato. Se non mi fossi lasciato andare. Se non mi fossi rimosso da qui.
È solo un luogo, dopotutto. E io sono solo un nome, un corpo che occupa uno spazio e che prima o poi sarà necessario spostare, rimuovere, lasciare andare.
Come queste cose, come questa casa, questi libri, queste foto.
E, comunque, ascoltavo musica migliore nel 2006.
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